martedì 25 marzo 2014

Opere di Palazzo Abatellis

Trionfo della Morte


Il Trionfo della Morte è un affresco staccato (600x642 cm) conservato nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo. Non si conosce il nome dell'autore (indicato come un generico Maestro del Trionfo della Morte) ed è datato al 1446 circa.

Storia

L'opera proviene dal cortile di Palazzo Sclafani a Palermo.  Il tema del trionfo della Morte si era già diffuso nel Trecento, ma qui è rappresentato con una particolare insistenza ossessiva sui temi macabri e grotteschi di crudele espressività, una caratteristica rara in Italia che ha fatto pensare alla mano di un maestro transalpino. 


Descrizione e stile

L'affresco è composto come una gigantesca pagina miniata, dove in un lussureggiante giardino incantato, bordato da una siepe, irrompe la Morte su uno spettrale cavallo scheletrito. Essa inizia a lanciare frecce letali che colpiscono personaggi di tutte le fasce sociali, uccidendoli. Il cavallo, di prorompente vitalità, occupa il centro della scena, con le sue costole e la macabra anatomia della testa scarnificata, che mostra denti e lingua. La Morte è raffigurata nell'attimo in cui ha appena scoccato una freccia, che è andata a colpire il collo di un giovane. In basso si trovano i cadaveri delle persone già uccise: imperatori, papi, vescovi, frati (sia francescani sia domenicani), poeti, cavalieri e damigelle. A sinistra si trova il gruppo della povera gente, che invoca la morte di interrompere le proprie sofferenze, ma è crudelmente ignorata. A destra si trova il gruppo degli aristocratici, disinteressati all'avvenimento, che imperterriti continuano le loro attività, tranne i personaggi immediatamente più vicini ai cadaveri. 

Ritratto di Eleonora d'Aragona


Il Ritratto di Eleonora d'Aragona è una scultura marmorea (altezza 50 cm), realizzata da Francesco Laurana intorno al 1468 e custodita nella Galleria regionale di Palazzo Abatellis a Palermo. Il busto proviene dalla tomba di Eleonora d'Aragona, contessa di Caltabellotta morta nel 1405, situata nell'abbazia di Santa Maria del Bosco a Calatamauro. Si tratta quindi di un ritratto postumo. Al Louvre esiste un busto di principessa molto simile.

Descrizione e stile

Il finissimo ritratto femminile è raffigurato come un busto comprendente le spalle, tagliato all'altezza del petto. L'effigie è caratterizzata da una bellezza levigata e rarefatta, dove la purezza delle forme e la sintesi geometrica sembrano richiamarsi a modelli di Piero della Francesca e di Antonello da Messina. L'idealizzazione in questo caso trasfigura le fattezze fisiognomiche, verso forme sofisticatamente pure. I capelli sono raccolti in velo che nasconde le orecchie e dà alla forma della testa un aspetto più levigato.

Vergine Annunciata


L'Annunciata di Palermo è un dipinto olio su tavola (45x34,5 cm) di Antonello da Messina, realizzato intorno al 1476 e conservato a Palazzo Abatellis a Palermo.

Descrizione e stile

L’Annunziata di Antonello da Messina è indubbiamente l’opera più nota della Galleria Regionale di Palazzo Abatellis. La Vergine Annunziata è raffigurata senza alcuna simbologia sacra, più simile a un ritratto che non a un’immagine canonica; ma è una donna “impegnata in un serrato dialogo con l’angelo” (E. Battisti), invisibile ma immaginato al di qua dello spazio del dipinto, nella posizione occupata dallo spettatore. Lei sembra colta nell’attimo in cui sta per pronunciare le parole del racconto evangelico “E come avverrà questo?” La figura costruita con rigorosa geometria di forme denuncia l’assimilazione completa della lezione prospettica italiana da parte del pittore messinese, che vi unisce la notazione psicologica colta e il naturalismo della ritrattistica fiamminga. La luce è radente e illumina l'effigie come se si affacciasse da una nicchia, facendo emergere gradualmente i lineamenti e le sensazioni del personaggio. L'uso dei colori a olio permette poi un'acuta definizione della luce, con morbidissimi passaggi tonali, che riescono a restituire la diversa consistenza dei materiali. La purezza formale, lo sguardo magnetico e la mano sospesa in una dimensione astratta ne fanno un capolavoro assoluto.

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